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Non so che cosa sia.
Spero non sia una moda ma una nuova consapevolezza.

 

La rivincita dei vecchi cereali e legumi e l’uso delle farine alternative alla bianca 0 e 00 si sta ormai compiendo.
O meglio non è più così complicato ed economicamente  dispendioso  trovare valide alternative nel negozio sotto casa.
Oramai la maggior parte delle grandi catene di market ha la sua linea verde, fatta di farine integrali, farro, riso e legumi italiani, o addirittura regionali.

Io ho la fortuna di vivere nella campagna toscana, dove le aziende agricole ancora sopravvivono  e producono essenzialmente grano destinato a non si sa quale produttore di farina, ma per fortuna non tutte.
Se qualcuno si è accorto di questo cambiamento soltanto attraverso gli scaffali del supermercato o i post foods sui social io ( e spero qualcun’altro) lo ha potuto vedere sul nascere, dalla terra.

 

Campagna pisana

Campagna pisana

 


Da quando sono nata ho cambiato tre case ma il territorio che ha fatto da scenografia alla mia vita è sempre stata più o meno la stessa campagna:

pisana, a tratti brulla, dolce, colorata e spesso maltrattata.

Quindi non è stato difficile accorgersi dei cambiamenti che negli ultimi anni l’hanno coinvolta.
Certo la crisi economica ha costretto gli agricoltori a Ri inventarsi, a dover per forza trovare una soluzione alternativa alla coltivazione dell’unico cereale, il grano.
E come quasi sempre succede siamo tornati indietro, alle vecchie tradizioni che caratterizzavano il nostro territorio come l’orzo, il miglio, l’avena il farro o le farine dei grani antichi.

Devo ammettere che anch’io non è da molto che ho introdotto in maniera regolare nella mia dieta questi prodotti  per colpa della mia congenita pigrizia a dover affrontare tutto ciò che è nuovo.
Per prima cosa tornare ad educare  il palato.
Certo ho buttato nel cestino diverse torte e biscotti prima di trovare la ricetta giusta, la sfoglia per le tagliatelle spesso era troppo ruvida o spessa, ma alla fine la qualità della mia vita è notevolmente migliorata.

Un’ultima cosa, niente contro la quinoa o l’amaranto ma perché non privilegiare i prodotti del nostro territorio come il riso, il farro i legumi e tutti i cereali che hanno sfamato i nostri nonni?

Per raccontarvi di questo cambiamento, o meglio del ritorno alle origini, sono voluta partire dal mio paese di nascita, Orciano Pisano, e di un’azienda familiare, Busti agricoltura. che ha deciso di investire sulle coltivazioni che da sempre hanno caratterizzato questo territorio come i cereali.

La ricetta che ho cucinato per questo post fa parte della tradizione Toscana, i testaroli della Lunigiana.
E’ un piatto semplice fatto con pochi ingredienti, che deve il suo nome alla tecnica di cottura, ovvero all’interno di testi, coperchi in ghisa o rame.

 

testaroli al pesto

Testaroli al pesto

Ingredienti:
500 gr di farina di farro
circa 1 lt di acqua
pesto

Procedimento:
Setacciare la farina e amalgamarla lentamente con l’acqua.
La pastella dovrà risultare piuttosto fluida.
Utilizzate una buona padella antiaderente scaldatela bene a fuoco basso, dopodiché aggiungete un mestolo di pastella e cuocete per circa 5/7 minuti, fino ad ottenere una sorta di crespella.
Quando si saranno raffreddate tagliatele a losanghe e tuffatele in acqua bollente salata, ma con il fuoco spento, per alcuni minuti.
Io li ho conditi con il pesto secondo tradizione, ma potete sbizzarrirvi con ciò che più vi piace

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