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Ogni tanto ho degli attacchi famelici di libri, ne leggo almeno uno a settimana;
poi per  mesi non riesco neanche a finirne uno.

Questo quasi concluso è stato il mese dove ho ri-incontrato Marco Malvaldi, e i suoi gialli al Pineta.
Ma in questo turno di lettura ho scoperto lo scrittore pisano anche sotto un’altra veste, come abile e affascinante Cicerone che mi ha accompagnato prima a Barcellona e poi a Pisa.

malvaldi

In La Famiglia Tortilla ho preso un sacco di appunti sulla cucina spagnola, in particolare di Barcellona, tra tapas consigliate, paella da evitare e dissertazioni genealogiche su catalane di pesce e creme catalane!!
Ma c’è un passo del libro che mi ha conquistato e adesso ve lo racconto, anzi Malvaldi ve lo racconta:
“Quello che però noi umani facciamo spesso, col cibo, è pregustarlo.
Pregustarlo nella scelta del ristorante, nello scegliere dal menù, nel farsi spiegare dal cameriere come viene preparato un determinato alimento, nell’aspettare il piatto appena ordinato(…).
Una attesa che, se fatta sapientemente, amplifica e rende unico qualsiasi pasto, come è giusto che sia.
In attesa diceva Montale, è gioia più compita. “

 

Ho proseguito il mio pasto letterario con un’altro Marco Malvaldi, questa volta in veste di guida turistica, nella sua città, Pisa, che poi è anche la mia, e mi sono vergognata tanto.
Ha raccontato di monumenti, strade e chiese offuscate dalla  famigerata torre pendente, di cui anch’io ne ignoravo la presenza.
Scacco alla torre mi ha messo la voglia di visitare, libro in mano, la mia città e scoprire quello di cui non mi ero ancora accorta, come la cappella di Sant’ Agata.
Questo per non fare come mia nonna Enza che dopo 80 anni e passa vissuti a Pisa se si avvicinava un turista per chiederle un’ indicazione stradale diceva “Un sò der posto”.

 

 

E allora girata l’ultima pagina mi è venuta un’idea, una ricetta che un pisano come Malvaldi, consiglierebbe ad un amico che vuol scoprire la città anche a tavola: il bordatino
Se leggete su Google troverete “leggende” che ascrivono la minestra con farina di mais a Lucca o addirittura a Livorno.
Non lo so quale sia la sua origine, ma nonna Enza da Pisa me la faceva sempre da piccola, quindi per me è pisana, e questa è la sua ricetta.

 

bordatino, marco malvaldi, minestra pisana, cavolo nero, polenta

Ingredienti:
1 carota
1 cipolla
1 costa di sedano
200 gr di fagioli cannellini secchi
10 foglie di cavolo nero
100 gr di farina di mais
1 cucchiaio di doppio concentrato di pomodoro

Procedimento:

Mettere a bagno i fagioli almeno 12 ore prima in acqua fredda.
Lessarli in abbondante acqua con uno spicchio d’aglio e una foglia di salvia.
Quando saranno cotti toglierli una parte e conservali.
In una pentola a parte soffriggere in olio Extra Vergine il trito di carota, cipolla e sedano , con un po’ di peperoncino.
Unire il cavolo nero tagliato a listarelle ed i fagioli interi, continuare a cuocere con l’acqua di cottura dei fagioli.
Unire circa 1 cucchiaio da minestra di concentrato di pomodoro.

Frullare i fagioli rimasti, se occorre aggiungere dell’acqua tiepida.
Unirli alla minestra e lasciare cuocere per circa 30 minuti.
Aggiustare di sale.
Versare a pioggia la farina di polenta continuando a mescolare, cuocere secondo il tempo di cottura della vostra farina.
Se diventa troppo densa regolare con altra acqua calda.
Servire con un giro d’olio a crudo ed una macinata di pepe nero.

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